Micro-wedding o minimony, uguale tiny-shooting? Non per forza!
La pandemia e le restrizioni che sono state imposte in quest'ultimo anno per limitare i contagi hanno contribuito alla diffusione dei micro-wedding o minimony, come li chiamano gli americani (che spesso sono un punto di riferimento per tutte le mode legate alle cerimonie matrimoniali, come per esempio il photobooth). Piccoli momenti di festa che non hanno nulla da invidiare alle classiche celebrazioni più gremite. Anzi.
I micro-wedding, sono matrimoni che nascono dall'esigenza di contenere i costi di festeggiamenti che, come è ben noto, possono pesare sulle tasche degli sposi migliaia e migliaia di euro, soprattutto tra affitto della location, ristorazione e servizio fotografico. Non a caso i minimony sono molto diffusi al nord Italia, dove il costo della vita già alto può trasformare un momento magico come il matrimonio in un vero e proprio lusso, non sempre alla portata di tutti.
Per questo, da tempo i minimony si sono trasformati in momenti di festa molto intimi dove il numero di partecipanti sicuramente è inferiore alle 50 persone. Un po' come quello che si è celebrato in questi giorni in gran segreto tra il premier britannico Boris Johnson e Carrie Symonds. Praticamente un festeggiamento in cui la parola chiave è riservatezza. Un giorno in cui la scelta dei partecipanti cade sui parenti più stretti e gli amici di sempre. Matrimoni in piccolo dove però l'attenzione per i dettagli e la qualità diventa massima.
Ma se il matrimonio si ridimensiona nel numero di partecipanti e nei costi, allora il servizio fotografico può perdere in qualità? Assolutamente no. Magari può costare qualcosa in meno perché, come già detto nel post precedente, ogni buon fotografo dovrebbe calcolare il proprio profitto sul numero di ore che mette a disposizione degli sposi, senza partire dal presupposto che un servizio debba per forza costare migliaia di euro, a prescindere da tutto.Sicuramente durante un micro-wedding il fotografo ha la possibilità di gestire gli scatti in modo diverso, avendo la possibilità di dedicare più tempo agli invitati, che potranno sentirsi un tutt'uno con gli sposi che gli dedicheranno maggiori attenzioni, in virtù di un numero di persone che punta sulla qualità della relazione e degli affetti. Tutte le emozioni dei partecipanti entrano allora di diritto nello shooting fotografico, perché in un contesto più affollato si perderebbero nella massa.
La presenza di meno persone gioca a favore del fotografo, consentendogli di concentrarsi sull'aspetto emotivo dello scatto, dato che tutti sono più rilassati in un clima di festeggiamento familiare, che rende tutti meno ingessati. Situazione che permette a chi fotografa di ottenere risultati più spontanei, nel classico stile fotografico del reportage matrimoniale, che si pone come obiettivo la naturalità.


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